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San Antonio vs Miami: La sfida che vale l’anello NBA

NBA

Appassionati di basket e amanti dei grandi eventi sportivi mettetevi comodi.

Il momento più adrenalinico e spettacolare della stagione è arrivato. Scattano le Finali NBA, le partite che ogni giocatore di basket sogna di poter giocare almeno una volta nella propria carriera.
Il campionato di pallacanestro americano è arrivato al suo atto conclusivo, quello capace di tenere incollati alla tv milioni di spettatori da ogni parte del mondo.
L’occasione di vedere sullo stesso parquet veri e propri fenomeni di questo gioco, i cui nomi rimarranno impressi negli annali di questo sport, è davvero ghiotta e, per chi ne ha l’occasione, impossibile da lasciarsi sfuggire.
I campioni della Western Conference, San Antonio Spurs da una parte.
I campioni della Eastern Conference, Miami Heat dall’altra.
La sfida che a inizio stagione era forse quotata come la più probabile dai bookmakers, è diventata realtà per il secondo anno consecutivo.

Eh si, perché come accaduto nel campionato 2012/2013, le squadre arrivate a giocarsi il titolo NBA saranno le stesse.
Tanti hanno provato a contrastarle, decine e decine di grandi giocatori sono esplosi per mettere fine al dominio di queste due squadre. Tentativi apprezzabili ma vani. Heat e Spurs hanno dimostrato di essere ancora un gradino sopra tutte le altre.

Perché decidere di seguire questa sfida NBA?

Proviamo a elencarvi alcuni motivi.

1) Miami va alla caccia del terzo titolo consecutivo. San Antonio vuole la rivincita da un anno
Gli Heat vogliono entrare nella storia e diventare una delle pochissime squadre dell’NBA a centrare il “Three-peat”, ovvero vincere il campionato per tre anni consecutivi.
Solo Lakers (prima a Minneapolis poi a Los Angeles), Celtics e Bulls sono riusciti in quella che è a tutti gli effetti un’impresa straordinaria.
Quando quattro anni fa LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh si misero insieme, l’obiettivo era proprio questo: vincere e soprattutto creare una dinastia, una squadra che venisse ricordata dai posteri. Quattro finali consecutive e due titoli di campione NBA sono già in cassaforte; per entrare nella leggenda di questo gioco però, gli Heat vogliono alzare al cielo anche il trofeo di quest’anno.

Il training camp (gli allenamenti di pre-stagione) degli Spurs è iniziato con la registrazione video del finale di gara 6 dello scorso anno; quella gara “maledetta” per San Antonio, che stava per regalargli il quinto titolo della franchigia ma che invece ha rappresentato il punto di svolta delle finali per Miami. Quel pazzesco tiro da 3 di Ray Allen segnato a pochi secondi dalla sirena, i giocatori di San Antonio se lo devono essere sognati per tante e tante notti. Un tiro che ha cambiato la storia delle finali 2012/2013, che ancora brucia in Texas e che ha provocato da un anno una voglia di rivincita pazzesca in casa Spurs.
Tutti volevano Miami; non importa se il peggior avversario possibile sulla strada verso l’Anello.
Tim Duncan e compagni vogliono vendicarsi proprio contro gli Heat e prendersi quello che, secondo loro, gli spettava di diritto già un anno fa.

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2) LeBron James, il Michael Jordan degli anni Duemila.
Da molti amato e da altri odiato per alcune scelte un po’ discutibili in passato. Potete pensarla come volete, ma se vi piace la pallacanestro non potete non apprezzare il giocatore attuale più completo del pianeta: LeBron James.
Quattro titoli di mvp della regular season, due titoli di mvp della finali, due campionati NBA vinti. Record su record bruciati ogni anno. Poco da aggiungere; al di là di come andranno queste Finals siamo di fronte a uno dei più grandi interpreti della storia della pallacanestro.
Nonostante tutte le critiche subite per anni, gli occhi addosso dei detrattori pronti a non fargliene passare una, James è andato per la sua strada, dimostrando di essere decisivo a tutti quelli che pensavano il contrario e sopratutto di non essere l’eterno irrealizzato, ma un vincente.
Segna, serve assist, prende rimbalzi, recupera palloni, difende, trascina la squadra. Volete altro?
King James sì, vuole il terzo anello personale. Da solo però non può farcela: serve il super Wade visto in questi playoff e un Bosh aggressivo e con fiducia, oltre ai tiri da 3 di Ray Allen e l’energia di Cole e Andersen. E poi i veterani Battier e Haslem, gente che in campo da tutto e di più.

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3) Tim Duncan, uno dei “lunghi” più forti di sempre
Chi dice che a 38 anni sei fisicamente cotto, con motivazioni ormai andate e poca energia, dovrebbe guardarsi qualche partita di Tim Duncan.
Un esempio di sacrificio, perseveranza e determinazione nello sport, dotato di qualità tecniche che difficilmente vedremo ripetersi in un solo giocatore.
Quattro titoli NBA vinti, 3 volte Mvp delle Finals, 2 volte Mvp della regular season. Un giocatore solo da ammirare e apprezzare ogni volta che si allaccia le scarpe da basket.
Era distrutto al termine delle serie finali del 2013, reo a suo avviso di aver sbagliato un tiro “facile” che avrebbe potuto cambiare la storia di quelle gare.
Non ha mollato però, e ha ricominciato ancora una volta a guidare i compagni verso la riscossa.
Vuole come non mai il quinto titolo personale, consapevole forse di essere all’ultima occasione buona per farlo. Così come per LeBron però, tutti i suoi compagni saranno determinanti, forse ancor più che per il rivale/collega.
Ancor più di Miami infatti, San Antonio fa proprio del gioco collettivo la sua grande arma. Il fenomenale Tony Parker, l’eterno Manu Ginobili, le “bombe” di Danny Green, il gioco a tutto campo di Leonard, oltre ad una panchina con tante alternative potrebbero essere l’ago della bilancia di questa serie.

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4) Marco Belinelli, il primo italiano a giocare una finale
Quando era relegato alla panchina a Golden State o giocava poco a Toronto chi avrebbe pensato che Marco Belinelli sarebbe stato nel giro di pochi anni protagonista delle Finali NBA?
Probabilmente lui, il “Beli”, orgoglio italiano nel più importante campionato di basket del mondo. Dalle prime delusioni ha saputo guardare avanti e imparare a non mollare, fiducioso e consapevole dei suoi mezzi e della sua forza di volontà.
Dopo un’ottima stagione a Chicago (colpevole di non averlo confermato), è ripartito da San Antonio, la squadra dei veterani, dei campioni senza età; una squadra dove poteva rischiare di essere spettatore tutto l’anno. E invece Marco ha risposto alla grandissima, disputando probabilmente la sua miglior stagione NBA di sempre, concludendo la regular season in doppia cifra (11 punti di media) e vincendo la gara da 3 punti all’All Star Game.
E’ un sogno poter giocare queste partite, ancora non ci credo. Quando ero piccolo io e mio fratello ci alzavamo di notte per vedere le NBA Finals e ora ci sono io a giocarle. Incredibile. Pazzesco“.
Queste le parole di un euforico Belinelli, che siamo sicuri terrà alto il tricolore italiano anche in questo appuntamento così importante.

Se amate la pallacanestro e lo sport quindi, cercate di non perdervi questo appuntamento.
Almeno quattro partite sono certe, ma se l’equilibrio in campo dovesse regnare come lo scorso anno, si può arrivare fino a gara 7. Tutte le partite saranno trasmesse in diretta e in differita il giorno seguente da Sky. Insomma, non avete scuse. Accettate il consiglio e non ve ne pentirete.
Allacciate le cinture; mettetevi comodi. Inizia lo spettacolo delle NBA Finals.

Il programma delle NBA Finals

Gara 1 a San Antonio: giovedì 5 giugno, 9 pm in USA (3 di notte in Italia)
Gara 2 a San Antonio: domenica 8 giugno, 8 pm in USA (2 di notte in Italia)
Gara 3 a Miami: martedì 10 giugno, 9 pm in USA (3 di notte in Italia)
Gara 4 a Miami: giovedì 12 giugno, 9 pm in USA (3 di notte in Italia)
Eventuale gara 5 a San Antonio: domenica 15 giugno
Eventuale gara 6 a Miami: martedì 17 giugno
Eventuale gara 7 a San Antonio: venerdì 20 giugno

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