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Modella seminuda in un negozio di Pisa: è polemica

Modella seminuda

La trovata pubblicitaria di Sephora

Pisa- Una trovata pubblicitaria di Sephora in Corso Italia a Pisa la scorsa settimana ha fatto scattare numerose polemiche. Una modella seminuda ha posato in vetrina con il corpo dipinto, un classico esempio di body painting nel bel mezzo del centro pisano. La trovata pubblicitaria ha fatto effetto: infatti in numerosissimi si sono fermati davanti allo store di Sephora per fare foto e guardare la modella.

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modellaLe polemiche

L’iniziativa del negozio però ha fatto scaturire forti critiche, in special modo quelle del Ministro dell’Istruzione, dell’Universita’ e della Ricerca Maria Chiara Carrozza, originaria di Pisa che commenta il fatto su TwitterHo letto di una modella seminuda in una vetrina del centro a Pisa, mi auguro che la mia città sappia offrire un messaggio migliore in futuro“. Il ”perfetto esemplare” di body painting non è stato accolto con grande piacere nemmeno da molti altri, che commentano il tweet del Ministro con frasi di supporto:

«c’è sempre più mercificazione sull’immagine della semi nudità fine a se stessa, un’operazione di marketing di dubbio gusto in un contesto urbano che vuol riscattare l’immagine di bellezza artistica nel mondo!»

Giusta indignazione?

Ma c’è anche chi critica l’indignazione per un fatto del genere, su Facebook girano infatti commenti del tipo:

«Ma pensasse alle tipe seminude e nude che girano negli ambientini politici….» e «In Parlamento poi ne passano addirittura di peggiori».

E ancora:

«Un bel corpo umano, curato e tonico è sempre bello e naturale, femminile o maschile che sia, se non esposto in modo volgare. Questa è arte a tutti gli effetti. La ministra è solo una rosicona. Chi la pensa come lei, sia meno bigotto e bacchettone».

Le critiche si accaniscono sulla mercificazione del corpo della donna, sulle imposizioni di stereotipi da parte dei mass media che sempre di più influenzano i nostri gusti personali. Il corpo femminile in questo caso è visto dal versante della critica come il centro propulsore di condizionamenti e omologazione. Ma una singola performance di body painting necessita davvero di tutto questo trambusto? Una modella seminuda in una gigantografia pubblicitaria non è forse meno educativa di una donna vivente che si fa dipingere il corpo, anche se per scopi pubblicitari? Attirare l’attenzione con un “bel fisico” non è di per sé un’azione “vergognosa”. Il male sta quando questo “bel fisico” viene imposto come l’unico e accettabile modello da imitare, e questo avviene ad un livello che supera di gran lunga le vetrine di Via del Corso.

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